Beyond the line


PF#7.10 via della Scala 50 

a cura di Alessandra Acocella, Alessandro Gallicchio e Elena Magini

 Lo stato delle cose

                           

La linea come limite, come barriera labile: una metafora che evoca tutti quei modelli di condotta, tra cui la colpa e la vergogna, che conducono a uno stato di immobilismo dai confini incerti e precari.
Ogni tentativo indirizzato ad andare oltre queste “strategie inibitorie” è dunque sempre relativo ad un atto di coraggio da parte dell’individuo, sia che esso si scontri con il “fuori”, sia che intraprenda un percorso di rielaborazione della propria personalità.
Gli artisti chiamati a riflettere sul tema Beyond the Line hanno affrontato il conflitto tra coscienza individuale e relativismo delle imposizioni esterne, declinandolo secondo alcune delle prospettive possibili: temporali, culturali, etiche e psicologiche.

Robert Pettena: "Lo stato delle cose"

Jordi Guillamón propone due manifesti dall’estetica minimale, r_evolution e Up, in cui il calibrato gioco di segni lineari introduce graficamente il tema della mostra. Nella rappresentazione simbolica di un confine insormontabile lo spettatore viene stimolato a un valicamento, il quale può essere espletato sia attraverso una manifestazione collettiva, una rivoluzione appunto, sia attraverso un intimo atto di coraggio, uscendo allo scoperto ed esponendosi senza inibizioni.
Il lavoro di Lek M. Gjeloshi, Ich Will, stigmatizza la posizione dell’artista sull’impiego di segni che solo apparentemente veicolano significati preordinati. Qui l’azione è la trasformazione di una svastica, simbolo fortemente connotato: tale manipolazione allude al passaggio da una chiave di interpretazione etica e storica – la svastica e le derive di senso connesse al suo impiego – ad una propriamente estetica, l’atto di “reinterpretazione” coloristica reso dal dripping. Per l’artista la linea costituisce l’assenza di nettezza semantica di ciò che è percepibile, l’ambiguità e l’arbitrarietà della realtà e dei suoi sistemi interpretativi; andare oltre a tale instabilità implica un atto di problematizzazione dei significati propri degli oggetti e della natura delle cose.


L’intervento ideato da Robert Pettena, dal titolo Lo stato delle cose, propone una riflessione sul rimosso, inteso come un intervallo provvisorio sospeso tra radicamento nel passato e tensione verso il futuro. Questo “tempo annullato” viene indagato da un lato attraverso una serie composta da due fotografie e da un video che ritraggono oggetti e suppellettili presenti nell’appartamento fino a poco prima dell’inaugurazione della mostra e da cui sembrano affiorare – in alcuni casi – presenze destabilizzanti; dall’altro attraverso un’escrescenza scultorea semi-nascosta sotto una mattonella del pavimento, allusiva ad una dimensione altra rispetto a quella del vissuto.


Hieros Gamos di Lamortellevigne riflette sull’impossibilità di categorizzare il genere sessuale, interpretando Beyond the line come un tentativo di superamento della distinzione tra uomo e donna attraverso l’atto cannibalistico del divorare l’altro. L’esplorazione della bipolarità che caratterizza l’essere umano, oscillante tra maschile e femminile, infatti, rivela una sorta d’androginia archetipale nascosta nel più profondo di noi stessi, che nell’installazione proposta dal duo di artisti si concretizza nella rappresentazione di un unico soggetto che cerca di incorporare tale dualismo. L’ambigua creatura, però, nel tentativo disperato di assimilare i due contrari si confronta con l’impossibilità di tale atto.
L’opera This is Nowhere realizzata dai Kinkaleri trae ispirazione dalle caratteristiche dello spazio espositivo: una dimora dove qualsiasi traccia del vissuto sembra scomparsa. L’installazione si articola all’interno di due stanze contigue: nella prima una “fantasmatica” parete di carta è animata dall’aria smossa da un ventilatore; nella seconda, invece, un video trasmette l’immagine di un ragazzo sospeso in un’atmosfera di attesa, da lui colmata compiendo piccoli gesti e azioni quotidiane. La linea assume qui le sembianze di un’assenza, di uno svuotamento; oltrepassarla “significa passare dagli oggetti ai simulacri, avere il piede su due staffe, percorrere un bordo, affacciarsi al buio, sentire le voci, vedere i fantasmi”.
Un ringraziamento particolare a Olivia Turchi che ha messo a disposizione il proprio appartamento per la realizzazione di questo progetto.

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